FELTRINELLI 1+1  IBS.IT

In Marocco per i bagni di sabbia

RABAT - Ci sono bagni di sabbia che valgono più di un tuffo nelle acque cristalline. A Merzouga, in pieno Sahara, quando le dune non sono più bollenti, i Tuareg leniscono i dolori alle articolazioni immergendosi nella sabbia. Nelle zone più incontaminate di quello che 10 milioni di anni fa era un mare, tra bivacchi per turisti e tende di famiglie nomadi, da molti secoli si scavano letti profondi un metro, dentro ai quali ci si stende avvolti in un sudario per 10 minuti. Subito dopo, lasciati i teli zuppi, ci si siede a terra, avvolti in asciugamani, per bere il tè necessario a reidratarsi.
    L'usanza è antica come le storie che si tramandano di padre in figlio, in questa zona ai piedi di Erg Chebby, dove si trovano le dune più alte del Sahara nel Marocco sudorientale, a 50 chilometri dal confine con l'Algeria. Qui la cultura è berbera, la medicina è rigorosamente naturale e neppure il passaggio degli arabi nel corso dei secoli ha cambiato le antiche abitudini.
    Benedetta da un quarto posto nella più classifica delle migliori destinazioni di turismo salubre dal National Geographic Traveler Magazine, dopo Quebec in Canada, Aguas Caliente in Perù e Bath in Gran Bretagna, Merzouga si prepara ad accogliere i turisti che, anche in perfetta forma fisica, vogliono provare questa sorta di sauna "a secco". Numerosi hotel nella zona organizzano i bagni di sabbia, anche se la pratica è rimasta fin qui quasi clandestina, riservata ai pochi cultori stranieri del genere e ai molti marocchini che si fanno prescrivere il trattamento dal medico di base per curare reumatismi, lombalgie, artriti e dolori ossei. I bagni di sabbia si fanno preferibilmente ad ottobre, o a giugno, quando la morsa del caldo allenta e le temperature, dai 50 gradi di luglio e agosto, scende fino ai 27-30, ma i più audaci allungano la stagione del turismo per la salute anche ai mesi di luglio e settembre.
ansa

Ai Vaticani, le 'prove' del Bernini

MUSEI VATICANI (ROMA) - I quattro angeli dalle ali spiegate accanto a quella quinta creatura celeste, immaginata invece in ginocchio. E poi le due imponenti teste dei dottori della Chiesa, Giovanni Crisostomo e Attanasio, con la barba che cresce riccioluta. La grandiosità della Basilica di San Pietro nacque anche da qui, dai sette modelli in terra cruda e paglia che Bernini plasmò e sperimentò, immaginando le creature che sarebbero andate ad animare l'Altare della Cattedra e del SS. Sacramento sotto la cupola della Casa di Pietro. Al tempo modelli per la fusione delle statue in bronzo, quelle"prove" di scultura sono oggi protagoniste di "Giovanni Lorenzo Bernini i suoi modelli", mostra che le svela per la prima volta al pubblico, dopo un lungo e delicato restauro finanziato con il contributo del Capitolo di New York e della signora Lea Romanelli del Patrons of the Arts in The Vatican Museum, fino al 26 febbraio ai Musei Vaticani nella Sala XII (i cui "legittimi" ospiti, da Caravaggio a Guercino sono al momento in prestito a Mosca).
    Di proprietà della Fabbrica di San Pietro e dal 1980 nei depositi dei Musei Vaticani, raccontano la vicedirettrice della Pinacoteca, Barbara Jatta, e le restauratrici Alice Baltera e Flavia Callori Di Vignale, le opere "sono state 'liberate' da tutti i materiali apposti negli anni, lasciando però intatte le incrinature naturali dell'asciugatura della creta, che pensiamo possano essersi verificate già sotto gli occhi dello stesso Bernini". E durante la pulitura ecco emergere anche qualche "dono", con le impronte digitali e il "tocco" dei maestri che hanno steso e tirato la creta, ancora lì tra ali e piccole insenature.
    In mostra, anche i bozzetti berniniani appartenuti alle collezioni del Cardinale Flavio I Chigi, nipote di Papa Alessandro VII, raffiguranti La Carità, la Verità, Putti alati, Daniele nella fossa dei leoni, Abacuc dell'Angelo, l'Apostolo o profeta che legge un libro.
ansa

Paolucci, salva la 'Cappella Sistina' di Pisa

PISA  - "Con questo restauro di enorme valore artistico e la restituzione del Camposanto Monumentale ai pisani si chiude il conto con la seconda guerra mondiale. La scena del Giudizio universale è la Cappella Sistina di Pisa". Lo ha detto Antonio Paolucci che ha guidato i lavori per il restauro degli affreschi del Camposanto Monumentale di piazza dei Miracoli, a Pisa, condotto dalle maestranze dell'Opera primaziale.
Il ciclo di affreschi noto come "Il trionfo della Morte" e attribuito al pittore trecentesco Buonamico Buffalmacco, di cui sono già state ricollocate in parete due scene, le Storie dei Santi Padri e l'Inferno, ha visto ora il completamento di quella che è forse la scena più bella, il Giudizio Universale, che presto sarà ricollocato in parete. Gli affreschi trecenteschi del Camposanto furono danneggiati il 27 luglio 1944 una granata provocò un incendio e la fusione del tetto di piombo: vennero subito staccati dalle pareti e iniziò così una lunga e affascinante storia di salvataggio e restauro.
ansa

Centro di Spiritualità Rosminiana Sacro Monte Calvario Domodossola sede XI Cenacolo Rosminiano

Presso il Centro di Spiritualità Rosminiana (sala Bozzetti), in Borgata Sacro Monte Calvario, 8 di Domodossola (VB) ha avuto inizio Sabato 19 Novembre 2016 alle ore 9, con l'apertura del convegno da parte del Prof. Markus Krienke e del Dr. Lorenzo Airoldi, l'XI Cenacolo Rosminiano

Domodossola,  Le giornate di studio, che proseguiranno anche nella giornata di domani fino alle ore 12,30, hanno avuto come tematiche questione legare al tema "La libertà di Dio, sulla Teodicea di Rosmini" con approcci sistematici, etici, attualizzanti e storici. Un'altra sezione è dedicata a "Metaphisics and anti-Metaphisics"". Tutte le relazioni saranno videoregistrate a cura della "Cattedra Antonio Rosmini" (http://www.cattedrarosmini.org), diretta dal Prof. Markus Krienke Professore di Etica sociale cristiana e Dottrina sociale della Chiesa della Facoltà di Teologia di Lugano. Il ROSMINI INSTITUTE® (PHILOSOPHICAL RESEARCH CENTER) è stato riconosciuto dal Miur (Ministero dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca. La Cattedra Antonio Rosmini della Facoltà di Teologia di Lugano (diretta dal prof. Markus Krienke) si impegna nello studio del pensiero di Antonio Rosmini (1797–1855) il quale visse gli ultimi sei anni della sua vita a Stresa ed intrattenne numerose relazioni con il Ticino e Lugano in particolare. A tutto diritto il suo pensiero è stato definito “enciclopedico”, in quanto affronta le dimensioni del sapere umano a partire da una precisa impostazione teoretica che può essere caratterizzata con i termini “personalismo dialettico” e “ontologia trinitaria”. Ecco i due indirizzi della ricerca della Cattedra Antonio Rosmini: temi etico-sociali e metafisici. Secondo il “personalismo dialettico” la persona umana è e deve essere criterio per il giudizio delle strutture sociali, delle politiche concrete, dei processi economici e delle questioni ambientali, e via dicendo. A tal fine, la Cattedra Rosmini non si accontenta con una definizione metafisico-astratta della persona, ma cerca di tematizzare i vari aspetti dell’essere umano attraverso il confronto dialettico con tutte le sfere sociali in cui essa si realizza. Secondo l’“ontologia trinitaria” le antinomie e contraddizioni dell’esperienza umana trovano la soluzione soltanto in una prospettiva metafisica che interpreta l’essere nella prospettiva dell’essere assoluto il quale non è soltanto “uno” ma anche “trino”. In questo modo, Rosmini attualizza la grande tradizione metafisica del pensiero occidentale, nella luce del contributo del cristianesimo, per la modernità, proponendo nuove possibilità di capire i grandi “perché” dell’essere. Questi indirizzi si svolgono mediante la ricerca, la stesura di tesi, convegni filosofici e conferenze serali pubbliche. In queste attività la Cattedra Antonio Rosmini viene accompagnata con il Rosmini Institute (Varese) che gestisce la “VideoCattedra Rosmini” (ROSMINIANA ISSN 2284-4406 – www.cattedrarosmini.org) con video lezioni gratuitamente scaricabili da internet e la “Rosmini TV”, accessibile via streaming (www.rosmini.tv). 

segnalazione a cura del Prof. Giuseppe Serrone
XI Cenacolo Rosminiano 19 -20 Novembre 2016
La Casa del Sacro Monte Calvario è un luogo ideale per organizzare ritiri, esercizi spirituali, incontri di gruppo, vacanze e fine settimana di condivisione, corsi biblici, meditazioni, discernimento, presentazioni, convegni, concerti musicali, incontri e vacanze studio.
Durante la permanenza al Sacro Monte Calvario è possibile sperimentare la pace e silenzio di un luogo completamente immerso nella natura e tranquillità, circondato da un ampio giardino realizzato sui resti di un antico castello medievale.
La casa dispone di quattro aree notte distinte e gestibili in modo indipendente. Sono presenti camere singole e doppie, tutte dotate di bagno interno con acqua calda, doccia, sanitari.
Il Sacro Monte Calvario di Domodossola vi aspetta per un soggiorno di qualche giorno, di una giornata o per una visita di qualche ora.

Centro di Spiritualità Rosminiana

Sede del Noviziato Italiano

Borgata Sacro Monte Calvario
828845 Domodossola (VB)
Tel: 0324.242010
Fax:0324.44460
Cell: 340.3544798
email: rettorecalvario@hotmail.com



Andar per musei sulle tracce delle donne


Un itinerario tra siti e musei in Sardegna, alla scoperta delle principali testimonianze dello status femminile, dalla preistoria all'epoca punica e romana. Lo ha ideato l'archeologo Nicola Dessì, 35 anni, di Perdaxius, nel Sulcis. Prima tappa il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, dove è esposto il maggior numero di rappresentazioni femminili. "Tra queste la più antica finora rinvenuta in Sardegna, la sua datazione dovrebbe essere risalente al Paleolitico", spiega Dessì. Si prosegue al Museo Archeologico di Carbonia, nel Sulcis, dove si può ammirare una spettacolare statuina in argilla risalente al V millennio a.C. e proveniente da una tomba neolitica visitabile dentro la città.
    Sempre nello stesso museo sono esposte alcune delle mille raffigurazioni di Demetra rinvenute nel tempio a lei dedicato nel Comune di Narcao, in località Terraseo. "Questo tempio - sottolinea l'archeologo - venne realizzato nel V secolo a.C. e voleva rendere onore alla più importante divinità dei sardi, colei che incarnava in tutto e per tutto le antiche virtù vitali della Grande Madre". L'itinerario prosegue al Museo Archeologico di Cabras, in provincia di Oristano, che annovera numerosi idoletti neolitici della Dea Madre. "Da qui ci si sposta nell'entroterra, al Museo Archeologico di Teti, in Barbagia, dove è esposta una statuina in pietra rossa di una donna che porta le mani al ventre, indicando la vita che porta nel suo grembo", ci guida ancora Dessì. Il viaggio si conclude a Perfugas, in provincia di Sassari, al Museo Archeologico. "In una vetrina - suggerisce l'esperto - si potrà esprimere la propria meraviglia nell'ammirare una statuina di pietra di una donna raffigurata nell'atto magico dell'allattamento".
ansa

Italia e Mondo Stazioni da incorniciare Quando le metropolitane sono gallerie d’arte

Da luoghi di passaggio a piccoli capolavori artistici: così urbanisti, archistar e artisti hanno trasformato le semplici e spesso anonime stazioni della metropolitana. Nelle grandi città le banchine e i passaggi diventano gallerie d’arte e laboratori di creatività; li contraddistinguono l’uso dei colori, delle luci e delle forme avveniristiche. Ecco alcune tra le stazioni più spettacolari, che meritano una visita e dove aspettare il treno è l’occasione per potersi godere appieno l’atmosfera, i murales e le opere d’arte.
Stazione Toledo, Napoli 
Ha ricevuto premi, elogi e consensi la linea 1 della metropolitana di Napoli, dove le stazioni e i corridoi sotterranei sono stati decorati da più di 90 artisti, locali e internazionali. Un sondaggio del Daily Telegraph l’ha incoronata la metropolitana più bella del mondo; progettata dall’architetto catalano Oscar Tusquets e inaugurata nel 2012, la metro è rivestita da mosaici colorati che riportano scene e immagini della città e dei suoi dintorni. In particolare la stazione Toledo, nel quartiere di san Giuseppe, regala la sensazione di immergersi nell’oceano grazie alle decorazioni bianche e blu e a tutte le sfumature del mare in un gioco spettacolare d’acqua e di luci.
T-Centralen, Stoccolma 
Le 90 stazioni della metropolitana di Stoccolma, decorate da più di 140 artisti, sono proprio come una galleria d’arte, ricca di installazioni sotterranee, mosaici, murales e persino uno scavo archeologico con colonne romane. La stazione T-Centralen è la più spettacolare e suggestiva: qui il soffitto cavernoso, dipinto nel 1950 da Vera Nilsson e Siri Derkert, è ricoperto da piante rampicanti color blu che ricordano primitive pitture rupestri.
BurJuman station, Dubai
E’ famosa per i lampadari a forma di medusa e per le decorazioni ispirate al mondo marino, realizzate in tutte le sfumature del blu. L’avveniristica stazione BurJuman, punto di scambio tra la linea rossa e quella verde di Dubai, la più lunga rete metropolitana automatizzata del mondo, in realtà si chiama Khalid Bin Al Waleed e sorge vicino all’omonimo centro commerciale.
Olaias, Lisbona
Progettata dall’architetto Tomás Taveira in occasione dell’Expo ’98, la stazione Olaias della metropolitana di Lisbona è caratterizzata da colori e materiali unici che ripropongono un enorme e geometrico contenitore di azulejos, le tipiche piastrelle colorate portoghesi. La presenza di colonne di metallo fa da contrasto al gioco lineare delle forme geometriche della stazione. Hanno collaborato alla realizzazione dell’opera anche gli artisti portoghesi Pedro Cabrita Reis, Graça Pereira Coutinho, Pedro Calapez e Rui Sanchez.
Champ-de-Mars, Montreal
Caratterizzata da vetrate con motivi geometrici, la stazione canadese di Montreal contiene una delle opere astratte più famose di Marcelle Ferron, artista del Quebec. La serie di vetrate, realizzata nel 1968, e la posizione della stazione le consentono di ricevere molta luce solare che, illuminando i disegni colorati, forma uno spettacolare e vivace effetto arcobaleno. Per aumentare l’effetto cromatico, le pareti della stazione e del chiosco adiacente sono ricoperte di piastrelle blu e crema; anche il tunnel che collega la metro alla superstrada Ville-Marie è decorata con murales.
Szent Gellért tér, Budapest
Le decorazioni a mosaico della stazione di Szent Gellért, nella capitale ungherese, sono quasi ipnotiche: le piastrelle colorate che decorano le pareti a volta della stazione, recentemente disegnata dall’artista Tamàs Komoròczky, ricordano immagini geometriche spaziali. La stazione si trova sulla linea 4, sotto l’università di tecnologia ed economia, in corrispondenza della piazza omonima, che prende il nome dal patrono di Budapest.
Westfriedhof, Monaco di Baviera 
Progettata dal designer tedesco Ingo Maurer, la stazione Westfriedhof , sulla linea U1 di Monaco di Baviera, è un susseguirsi di grandi lampadari a cupola con luci blu, rosse e gialle che illuminano le sedute e contrastano con le pareti spoglie e grezze in calcestruzzo, che ricordano le grotte. Colorata, creativa e funzionale, la stazione bavarese è ricoperta da neon futuristici che illuminano piattaforme e tunnel. Anche le altre stazioni della metropolitana, sempre disegnate da Ingo Maurer, sono un tripudio di geometrie colorate.
Formosa Boulevard, Kaohsiung
La metropolitana di Taipei regala un’installazione che lascia senza fiato: la “cupola della luce” è un’imponente opera d’arte con più di 4.500 pannelli di vetro, realizzata dall’artista italiano Narciso Quagliata per la stazione di Formosa Boulevard, a Kaohsiung. La spettacolare cupola in vetro colorato ha un diametro di 30 metri per un totale di 660 metri quadrati di superficie, sulla cui vetrata è rappresentata la storia dell’uomo attraverso gli elementi dell’aria, dell’acqua, della terra e del fuoco.
Slavjanskij Bul’var, Mosca
E’ un’elegante stazione di snodo tra due linee importanti della metropolitana di Mosca, una delle più antiche al mondo. La stazione Slavjanskij Bul’var, al di sotto dell’omonimo viale, è stata disegnata dall’architetto Volovich, caratterizzata da una sola volta, poco profonda, che si appoggia sulle mura ricoperte in marmo verde, e sormontata da profili in alluminio dove sono stati fissati elementi di illuminazione. Il pavimento è ricoperto da granito grigio.
Bund Tunnel, Shanghai
Non è tecnicamente una stazione ma un tunnel che, con un sorprendente gioco di centinaia di luci, collega le zone Puxi e Pudong sotto il fiume Haungpu di Shanghai. Nella città cinese dove si trova la metropolitana più lunga del mondo, il tunnel offre 647 metri di giochi multimediali e psichedelici, accompagnati da effetti sonori, godibili e apprezzabili dai vetri della carrozza automatizzata.
ansa